“La riabilitazione per la persona assistita: un ponte per l’integrazione socio-sanitaria”.

milano-22-ottobre-2016

 

 

A Milano lo scorso 22 ottobre presso l’Auditorium Fondazione Luigi Clerici

In occasione del Ventennale AIFI Lombardia ( Associazione Italiana Fisioterapisti)

1996-2016 si è tenuto il Convegno

“La riabilitazione per la persona assistita: un ponte per l’integrazione socio-sanitaria”.

Dall’ospedale al domicilio: come permettere una qualità di vita soddisfacente a tutte le età, come essere appropriati negli interventi;

Come essere sostenibili nell’organizzazione?”

Obiettivi e contenuti:

La legge regionale n°23 del 2015 mira all’integrazione socio- sanitaria con l’intento di riportare la persona assistita il più vicino possibile al suo territorio, se possibile a domicilio.

A circa 10 mesi dall’inizio della riforma questa inversione di rotta rispetto al recente passato è per lo più sulla carta e le difficoltà evidenziate sono anche, e non poco, dovute a una visione della sanità. Il nuovo modello, propositivo di un cambiamento, deve ancora essere adeguatamente implementato e la riabilitazione dovrebbe-potrebbe essere un volano per arrivare a un sistema socio-sanitario appropriato, sostenibile e a misura di persona.

Il convegno si propone di valorizzare ed evidenziare i contributi delle associazioni delle persone assistite, dai loro contributi occorrerà poi una sintesi politica affidata a chi siede sui banchi del consiglio regionale della Lombardia.

Oggi il bicchiere è mezzo vuoto perché la legge prevede una maggior integrazione delle Asst sul territorio ma, è “DISATTESA”. Il processo di attuazione procede per inerzia.

L’integrazione socio sanitaria è “a carico delle associazioni, testa di ponte della trasformazione, è negativa la dove governance tra chi programma e chi dirige (ATS programma e le ASST dirige) non è fluida, non c’è.

La regione Lombardia è lentissima nel convocare e consultare le associazioni e i protagonisti del terzo settore. La revisione delle tariffe, al ribasso o non riconosciute porta a una perdita di risorse finanziarie per milioni di euro, il criterio guida della Legge di riforma del servizio socio-sanitario di Regione Lombardia sembra essere “meno soldi, meno servizi”.

Cosa non va

La regione non indica come attuare la legge15. Con l’intento di diminuire le strutture complesse il piano socio sanitario e di prevenzione non vengono segnati, indicati, gli obiettivi la dove invece si dà per scontato un coinvolgimento di tutti gli attore che operano sul territorio, le associazioni in particolare, a cui è delegato il passaggio dall’ospedale al territorio garantendo “il diritto a una dimissione protetta”.

(Un esempio può essere per la ASST Valle Olona “Il progetto socio sanitario – IL FARO”).

Cosa manca

Manca un coordinamento e continuità delle cure per una migliore “Ricaduta sul paziente”, vulnus che, spesso, si traduce solo in un percorso di cura esclusivamente farmacologico.

Manca una valutazione e gli strumenti di valutazione dell’efficacia della cura, se non fosse che spesso manca la conoscenza della malattia, patologia, per una corretta presa in carico del paziente e analisi del suo contesto socio-sanitario.

Diventano cruciali la formazione, l’informazione e la ricerca per poter determinare gli obiettivi di una presa in carico globale attuando protocolli che siano qualitativi standardizzati e personalizzati.

Questa visione, per essere attuata, necessita la formazione di reti. Rete di associazioni, comitati, terzo settore, professionisti, pazienti esperti e informati. Esperti presenti nella progettazione che si svolge ai tavoli tecnici della Regione Lombardia, presenza di alte competenze per legiferare in modo “consono”.

Mettere la persona al centro per una reale RICADUTA SUL PAZIENTE.

Auto determinazione e consapevolezza del paziente informato forma il PAZIENTE ESPERTO, paziente in grado di stabilire la “corretta presa in carico” ed essere “un PAZIENTE MONITOR” del sistema, facendo rete  insieme agli operatori del territorio si può avere coscienza dei contesti di vita – necessità reali, coesi e potenziati nella cura/risposta alla cura, dando vita a gruppi multidisciplinari che lavorano in sinergia possono dare risposte e soluzioni NUOVE, anche nell’ottimizzazione dei costi e percorsi di cura dalla presa in carico al fine vita.

Parole chiave sono: formazione, prevenzione, competenza, cooperazione, valutazione multi disciplinare, osservazione degli aspetti clinico/sociale, azione vicaria delle Associazioni, presenza ai tavoli istituzionali, interscambio di competenze, passaggio di consegne tra i protagonisti del territorio per avere uniformità e continuità nell’assistenza, sostegno psicologico per cronicità, cure a lungo termine, per RICADUTA SUL PAZIENTE E SUI CARE GIVER.

 

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